venerdì 14 aprile 2017

Inaugurazione del nuovo cartello segnaletico a Pieve del Pino


Inaugurazione di Sabato 8 Aprile del nuovo cartello segnaletico sulla Flaminia Militare a Pieve del Pino (Sasso Marconi)!
Un grazie al Comune di Sasso Marconi, a EmilBanca per il sostegno e ai volontari del Club Alpino Italiano che hanno effettuato dopo la cerimonia una escursione sul sentiero delle Ganzole



SIAMO MOLTO PREOCCUPATI


Comune di San Benedetto Val di Sambro
al Sindaco Alessandro Sandoni
A seguito segnalazione di un nostro socio di San Benedetto siamo veniti a conoscenza di una delibera del vs Comune che recepisce modifiche alla destinazione d'uso e piano di zonizzazione di un terreno di un privato il localita' di Monte Galletto in frazione di Cedrecchia, per una collocazione di una pala eolica a 28 metri dal percorso della antica strada romana Flaminia Militare
SIAMO MOLTO PREOCCUPATI, di questa decisone del vs Consiglio Comunale. perchè il tracciato della antica strada romana è un patrimonio dell'umanita', dell'Italia, dello stesso vs comune, DI NOI TUTTI è UN MUSEO A CIELO APERTO FRUIBILE A CHIUNQUE dato che porta immagine, escursionisti, economia.
LEGAMBIENTE il nostro circolo da anni lavora per la promozione e salvaguardia di questo tracciato, di questi basolati, chiediamo al Sindaco ai Consiglieri del Vs Comune di salvaguardarli, noi intraprenderemo ogni azione per rendere efficace questa salvaguardia ambientale, storica, archologica della memoria.
Segnaliamo che quella zona è SIC e ZPS, quindi và tutelata, per non proliferare altri impianti devastanti e impattanti.
Siamo pertanto a chiedere l'accesso agli atti
1) richiesta del privato con documenti tecnici
2) delibera del Consiglio Comunale
e per il futuro
3) progetto tecnico di collocazione della pala eolica
chiediamo di essere interpellati e di essere presenti alle riunioni delle Commissioni consigliari e sedute del Consiglio Comunale che tratteranno PREVENTIVAMENTE questo preoccupante impianto
in attesa di un pronto gentile riscontro, porgiamo distinti saluti
Circolo LEGAMBIENTE SettaSamoggiaReno

mercoledì 29 marzo 2017

ASSEMBLEA straordinaria del CIRCOLO

ASSEMBLEA straordinaria del CIRCOLO
che si terrà
Sabato 1 APRILE 2017 ore 15,00 presso
CASA DELLA SOLIDARIETA’ - sala Foschi
Via del Fanciullo n. 6 a CASALECCHIO di Reno
o.d.g.
1) Nuovo Statuto del Circolo come da indicazioni del Regionale e Nazionale, scaturite dal Congresso di Milano del Dicembre 2015
Presentazione, discussione, approvazione
2) Bilancio economico, consuntivo 2016
Presentazione, discussione, approvazione
3) Le attività in corso e future nel Documento:
STIAMO LAVORANDO PER...
Presentazione, discussione, approvazione
4) Elezione del Nuovo Esecutivo del Circolo
Sarà presente Giulio Kerschbaumer direttore regionale LEGAMBIENTE Emilia Romagna
UN MONDO DIVERSO E’ POSSIBILE, NO AL NUCLEARE, NO ALLA COMBUSTIONE DEI FOSSILI, SI ALLE ENERGIE RINNOVALI RISPETTOSE DELL’AMBIENTE, NO ALL’OCCUPAZIONE IMPROPRIA DEL SUOLO, SI ALLA GESTIONE PUBBLICA DELL’ACQUA, LIBERIAMO L’ARIA, GESTIONE DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI PER L’OBIETTIVO DEL 100% DI RIUTILIZZO, SI ALLA BICICLETTA, SI AI MEZZI PUBBLICI A TRAZIONE PULITA
ISCRIVITI – RINNOVA l’iscrizione a LEGAMBIENTE 2017
Sede del Circolo
Via Agucchi n. 84/10° A – 40133 - Bologna – tel. 051.4141070 - cellulare 348.5618663
e.mail: posta.circolo.l.ssr@gmail.com

giovedì 9 febbraio 2017

Oggi su Repubblica: Corno, vertice ecologista "Fermate quella funivia" - Investiamo questi 40 milioni nel turismo sostenibile!


Le ragioni del NO al progetto di Collegamento tra gli impianti sciistici del Corno alle Scale con Abetone e Doganaccia


In questi giorni si vorrebbe far passare, in nome del rilancio turistico dell’Appennino, il vecchio progetto sovra regionale datato anni ‘60 per unire le tre stazioni sciistiche di Corno alla Scale, Doganaccia e Abetone : una quarantina di milioni di euro la spesa prevista per la realizzazione delle opere, di cui 20 promessi con un finanziamento nazionale e altrettanti dalle due Regioni coinvolte, Emilia-Romagna e Toscana, con fondi destinati al rilancio dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Regioni e Comuni non perdano tempo ed investano invece su start-up sostenibili e imprenditoria giovanile: riqualificazione e decoro urbano, agricoltura montana biologica, piccolo artigianato, piste ciclabili, ripristino sentieristica, cura dei boschi e recupero dei borghi antichi, ospitalità diffusa, servizi turistici professionali, formazione, cartellonistica, manutenzione della Porrettana e strade secondarie montane.
Tre le motivazioni forti del “fronte del si”: gli accordi sulla destinazione dei fondi si possono rivedere l’erogazione dei fondi pubblici si può indirizzare verso altre destinazioni, dire che andrebbero perduti è falso. Il finanziamento di questo progetto porterebbe un vantaggio solo ai gestori degli impianti, da anni spesso inattivi anche in periodo invernale per mancanza di neve e in perdita, investendo su un tipo di turismo in flessione; l’impatto ambientale del progetto è consistente e avverrebbe in zone vincolate; quanto ai termini occupazionali, la promozione dell’occupazione in montagna e il rilancio del turismo, entrambi in crisi e ai minimi storici, affinché siano di lungo periodo vanno desinati rispetto alla vocazione e alle caratteristiche specifiche dell’Appennino, attraverso la promozione delle tipicità e della storia locale.
Siamo in pieno periodo di cambiamenti climatici : al convegno regionale su cambiamenti climatici e agricoltura il 30 gennaio è stato presentato a Bologna il nuovo Atlante climatico dell´Emilia-Romagna - edizione 2017 a cura di ARPAE; l’Atlante documenta i cambiamenti del periodo 1991-2015 confrontandoli con il trentennio precedente: le temperature medie regionali sono aumentate di 1,1 °C, mentre le precipitazioni annuali sono diminuite complessivamente di 22 mm (-2%), con notevoli cambiamenti stagionali - estati più aride e autunni più piovosi). Non sono diversi i cambiamenti climatici attesi per il prossimo trentennio (2021-2050). Appare assurdo - denuncia Legambiente, che si stia parlando di un progetto di implementazione della rete di seggiovie e funivie per sviluppare il turismo sciistico invernale.
Come già indicato in una recente nota del CAI, l’impianto sarebbe in gran parte compreso nel SIC/ZPS (Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale) Monte Cimone, Libro Aperto, Lago di Pratignano: la normativa regionale prevede "Misure Generali di Conservazione", da applicare su tutti i siti della Regione. Sono fatti salvi gli interventi di sostituzione e ammodernamento anche tecnologico degli impianti di risalita delle piste da sci esistenti necessari per la loro messa a norma rispetto alla sicurezza delle stesse che non comportino un aumento dell’impatto sul sito in relazione agli obiettivi di conservazione delle ZPS e dei SIC, che prevedano lo smantellamento degli impianti dismessi e previa valutazione di incidenza positiva.
C’è un turismo di altro tipo, quello verde, del trekking, frequentato da camminatori in ogni stagione, in inverno con le racchette da neve e da scialpinisti, e che chiede paesaggi curati e bellezza non deturpata da impianti di risalita, borghi preziosi, offerta di servizi turistici a misura d’uomo.
Con le stesse risorse si potrebbero avviare decine di start-up, cooperative di comunità o aziende giovanili incentrate su sostenibilità ed innovazione, con ricadute occupazionali di certo più promettenti.
Il progetto – sottolinea Legambiente - evidenzia ancora una volta la visione miope del turismo appenninico nella nostra regione: invece di favorire un turismo di montagna sostenibile, attento alle peculiarità locali e continuativo nell’arco dei 12 mesi, si punta a riproporre un modello che, lungi dal fare concorrenza agli impianti sciistici alpini, può solo peggiorare la già difficile situazione di spopolamento di piccole località sparse sul territorio.

mercoledì 8 febbraio 2017

Un no e un SI. l’Appennino è terra di conquista.

Un no e un SI
l’Appennino è terra di conquista.
Prima l’ant Oil che voleva perforare 100 km per trovare gas e petrolio che l’Eni non ha mai trovato, se non in un caso; poi l’assessore regionale Duccio Campagnoli nel 2008 che voleva costruire un impianto di turbo gas impattante a Lama di Reno di Marzabotto; poi Enel Pawuer che voleva costruire un impianto gigantesco di eolico a Camugnano dove non tira vento. Ora altri impianti faraonici.
Non solo questo impattante progetto di 40 milioni per fallimentari impianti sciistici degli anni 60, passati da una gestione all’altra, i cui bilanci in deficit vengono ripianati con denaro pubblico regionale, ma si profila anche la possibilità di perforare la montagna da Vergato a Pian di setta, per fare una bella bretella. Noi ci opporremo con tutte le nostre forze.
Ma ritorniamo su questo progetto Governo – Regioni che prevede centinaia di piloni per far passare le funi che sorreggono seggiovie e cabine, per collegare i tre impianti sciistici esistenti.
Quei piloni, quando l’impianto sarà in disuso, chi li rimuoverà? Come le piattaforme nell’adriatico, adesso che non danno piu’ nulla e sono abbandonate ad arrugginire e inquinare l’acqua.
Ma mi chiedo, vi chiedo: questi lavori non sconvolgeranno il nostro appennino, modificandolo, provocando scompensi alle acque, alla natura, agli animali, a noi stessi?Siamo sicuri che quegli impianti vengano costruiti, forniti, commissionati a ditte dell’appennino, o delle due regioni, oppure che non vengano assegnati a ditte specializzate dell’Alto Adige o Austriche o Tedesche ?

Noi diciamo SI invece:

alla utilizzazione di quei 40 milioni per rendere sicura e allargare la Porrettana e manutentare le strade secondarie montanare,
alla imprenditoria giovanile, per recupero attività turistiche e all'agricoltura montana biologica, artigianato eccellente,
al moltiplicare le piste ciclabili, e renderle efficienti,
alla riqualificazione e decoro dei luoghi storici e turistici,
alla pulizia e ripristino periodico della sentieristica, della Via degli Dei e della Strada romana Flaminia Militare con il loro boom turistico nell'Estate 2016,
alla cura dei boschi e recupero dei borghi antichi,
alla conseguente apertura nuovi impianti di bio-metano.
all'ospitalità diffusa, B&B, piccoli alberghi, trattorie ecc.
ai servizi turistici professionali, ottimo recente bando regionale, immerso nella contraddizione tra impianti faraonici e (poche) buone leggi regionali,
alla formazione di personale, guide, scuole di gastronomia, operatori culturali,
alla cartellonistica diffusa per borghi, sentieri, strade antiche.
Quindi:
Diciamo no a questo faraonico inutile progetto elettorale.
Diciamo sì ad una vera rinascita e progresso dell’appennino tosco-emiliano.


giovedì 2 febbraio 2017

I motivi del NO alla bretella Reno-Setta. Un'opera ad alto impatto ambientale.

Nelle ultime settimane si è tornato a parlare del collegamento stradale Reno-Setta.
Diverse personalità locali, soprattutto nel mondo imprenditoriale, e successivamente alcune forze politiche, sostengono che quest’opera sarebbe strategica in quanto unico modo di contrastare la crisi economica ed occupazionale delle nostre vallate.
Noi di LEGAMBIENTE riteniamo che riproporre, dopo 10 anni dalla prima valutazione che mostrò come i flussi previsti sulla bretella (sia pure sotto ipotesi francamente irrealistiche di aumenti futuri) non sono tali da permettere che degli investitori privati si accollino le spese di realizzazione, sia un errore gravissimo.
Sostenere, come fanno i proponenti, che il declino economico ed occupazionale dell’Appennino bolognese sia dovuto solo o principalmente alla mancanza di infrastrutture stradali, ed addirittura che la bretella Reno-Setta sia una “indispensabile infrastruttura, la sola in grado di … scongiurare la definitiva marginalizzazione [dell’area montana]”, è una forzatura sorpassata ed antistorica.
Sostenere che la competitività di un’industria locale possa essere significativamente aumentata dall’accorciamento dei tempi di collegamento dell’ordine di alcune decine di minuti, non ha fondamento.
Infatti nel commercio moderno l’incidenza dei costi di trasporto è un elemento assolutamente secondario.
La sostanziale irrilevanza del costo del trasporto è purtroppo dimostrata dalla esasperata globalizzazione dei mercati e dalla conseguente delocalizzazione delle produzioni in sedi distanti talvolta migliaia di chilometri dai principali mercati, resa possibile proprio dalla bassa incidenza di questo elemento. Le aziende della montagna che hanno chiuso non lo hanno certo fatto perché i loro prodotti impiegano 20 / 30 minuti in più per arrivare ai Caselli A1 di Sasso Marconi, o Pian di Setta.
Ancora minore la possibilità che una tale opera possa favorire lo sviluppo turistico. Se crediamo davvero che il turismo nelle nostre zone debba essere “slow” e orientato alla valorizzazione delle tante località distribuite sul territorio, un’opera che ne faciliti l’attraversamento andrebbe proprio nella direzione opposta.
A queste considerazioni prettamente economiche si aggiunge l’incoerenza strategica di un progetto che si propone di favorire al massimo il trasporto su gomma a fronte della persistente emergenza ambientale causata dall’inquinamento atmosferico, di cui una delle principali cause è il traffico automobilistico.
Se sono disponibili risorse pubbliche per un’opera dai costi così elevati (si parla infatti di almeno QUATTROCENTO MILIONI DI EURO), allora bene sarebbe spingere per impegnarle piuttosto:
- nella realizzazione o di una copertura ad ampia banda su tutto il territorio dell’Appennino,
- di migliorie infrastrutturali della ferrovia (quali il raddoppio della linea tra Casalecchio e Sasso Marconi, peraltro previsto nel Piano Regionale dei Trasporti) che avrebbero anche il vantaggio di renderne possibile l’uso per il trasporto merci.
- la possibilità di interventi di miglioramento ed adeguamento delle strade esistenti, Porrettana tra questi, molto meno costosi ed impattanti di una singola grande opera, per rendere la viabilità del nostro territorio più sicura e scorrevole.
Per quanto detto finora le preoccupazioni ambientali non sono né le sole né le principali ragioni di opposizione alla proposta di bretella Reno – Setta.
Ma certamente per chiunque abbia a cuore la difesa dell’ambiente del nostro Appennino, che rappresenta anche un enorme patrimonio, e fondamentale supporto ad ogni prospettiva di sviluppo sostenibile, l’ipotesi di un’opera stradale quasi completamente in galleria, in un territorio così fragile posto tra il Parco di Montesole e l’area di Montovolo, è chiaramente una seria minaccia sia in termini d’impatto durante la costruzione – con l’inevitabile movimentazione di milioni di metri cubi di materiale di scavo, la loro problematica collocazione, DOVE ? e le alterazioni della rete idrica e i possibili effetti sulla stabilità dei versanti, già sperimentati in territori non lontani dal nostro.
Per non dimenticare le conseguenze sul peggioramento sulla qualità dell’aria e del paesaggio, per le MIGLIAIA di percorsi dei camion di movimentazione terra.
Riteniamo quindi che questa opera non poteva nemmeno essere inserita nelle linee programmatiche metropolitane 2017-2021 di mandato, che sono state illustrate nello scorso 25 Gennaio a Palazzo Malvezzi, poiché giudicata NEGATIVAMENTE nel 2008 dalla Regione Emilia -Romagna nel Piano dei Trasporti: “ l'insostenibilità dell'infrastruttra, per la necessità di una rilevante quota di contributo pubblico, ulteriore rispetto agli introiti da pedaggio, per garantire il funzionamento dell'opera”.
LEGAMBIENTE pertanto chiede alla Regione e alla Città; Metropolitana di escludere questo percorso di verifica del progetto, adoperandosi invece per le alternative sia da noi proposte sopra evidenziate, ma avanzate anche dai Consigli Comunali di Marzabotto, Grizzana Morandi, Vergato.